Guida per riconoscere i tuoi santi di Dito Montiel [Usa, 2006]

Tratto dall’omonimo romanzo dello stesso Montiel, Guida per riconoscere i tuoi santi è un’opera prima autobiografica, nonché un piccolo gioiello cinematografico

Il grande cinema, sovente, si nutre di letteratura, leva su cui posare emozioni in movimento. Fra queste messe di esperienza meno sono gli episodi di un regista a cui viene chiesto di mettere in scena il proprio libro, che è poi la storia della sua vita. Guida per riconoscere i tuoi santi è questo, è tanto ed è un piccolo gioiello! Scoperto da Robert Downey Jr mentre leggeva alcuni passi del suo libro, Dito Montiel ha portato dinanzi a tutti i ricordi della sua infanzia, della sua adolescenza e dei giorni difficili ed intensi di quando viveva ad Astoria nel Queen’s, New York.

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Dito (interpretato dallo stesso Robert Downey Jr), scrittore di successo a Los Angeles torna a casa, quindici anni dopo l’ultima volta. A chiederglielo sua madre, il perchè è la malattia oramai aggravata di suo padre. I due non si parlano da quel giorno, il “vecchio” non ha mai perdonato al figlio la fuga dal suo “cosmo” e, di conseguenza, il loro rapporto non è più esistito. Torna Dito quindi, ed incontra i pochi vecchi amici che non son finiti in prigione o morti, ricorda ciò che avvenne durante una delle più torride estati mai vissute nel Queen’s, quella del 1986. Ed il tornare nel posto dove sei nato è, sempre, un modo per scavarti dentro, per cercarti e, spesso, ritrovarti. Anche ciò che avresti voluto non rivedere, toccare e rimpiangere.

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Guida per riconoscere i tuoi santi è un film sul ritorno, sul dolore, di un’emozione e di una delicatezza che langue e sedimenta in chi se ne nutre. Ti conduce con sé nel presente, nel passato, nel peregrinare di questi giovinastri senza arte né parte, nell’incomunicabilità dei sentimenti, ti fa toccare con mano il senso pieno della voglia di apparire sempre un po’ più grandi di ciò che si è. Un film nel quale i giovani Dito e gli altri nutrono speranze forti verso il futuro, ma senza la reale voglia di afferrarli quei sogni tanto anelati. Dinanzi a questi ragazzi ci facciamo cullare dal ballo fuori sincrono, in bilico fra illusioni e disillusioni, ci lasciamo ammaliare dal senso di nostalgia della quale la pellicola è semplicemente intrisa. E guardiamo a Dito, di lui sappiamo poco, dell’uomo di successo che vive a Los Angeles. Abbiamo dinanzi agli occhi solo il Dito di Astoria, per il quale sembra che la vita da cui ha così tanto desiderato fuggire sia allo stesso tempo la sua “unica” vita! Pensa di essere diverso da coloro che sono rimasti. ma è davvero così?

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L’estate del 1986, quella che coincide con il passaggio all’età adulta (quando sceglie di andarsene in California, contro il volere del padre, combattendo il dolore per l’amore della sua fidanzata che, al contrario, sceglie di non seguirlo e, come era naturale visto il contesto, iniziando a vivere i primi lutti), è anche quella che più sottolinea il peso di ciò che il ragazzo sta abbandonando. Andare via, in fondo, non è davvero importante se non amiamo quello che ci stiamo lasciamo alle spalle. Prestate attenzione alla frase finale del film, in questo discorso è particolarmente significativa ed emozionante. Guida per riconoscere i tuoi santi è un film che scava a fondo nell’animo di ognuno dei suoi “avventori”, porta con sé un meraviglioso velo di nostalgia, che parte lì da dove veniamo e porta là dove vorremmo essere.

Marcello Papaleo

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