Easy Rider di Dennis Hopper [Usa, 1969]

Easy Rider, l’opera prima di uno dei riferimenti più anarchici della Hollywood contro.

Nulla nasce per caso, o forse sì? Deve averlo pensato molte volte Dennis Hopper, riguardandosi indietro e ritrovando, ritrovandosi, i segni più netti di tutta una vita, vissuta col marchio della ribellione, dell’essere contro tutto e tutti, in primis Hollywood. Easy Rider, questo film senza forma definita, divenuto leggenda, mito sul quale intere generazioni hanno collocato ispirazioni e, forse, troppe aspettative.

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Una pellicola al momento giusto la definisco. 1969, chopper, due capelloni (Fonda ed Hopper) acquistano in Messico una partita di coca, che rivendono ad uno strambo che non lesina un bel gruzzolo per entrarne in possesso. Lo celano nei serbatoi e partono, alla ricerca di libertà, cavalcando il sogno e l’incubo. Trovando i sogni cristallizzati e fragili di una comune che anela indipendenza datale dalla terra e, in verità, vivendo del sussidio del mondo esterno. Imbattendosi in un personaggio strambo e poco cresciuto (interpretato da Jack Nicholson) e avventurandosi nella pancia oscura di un paese “che una volta era un bel posto ove vivere” ed ora ha perduto la propria innocenza o, semplicemente, ha messo a nudo le proprie miserie.

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Siamo al confine fra idealismo e retorica progressista con Easy Rider, una pellicola che appartiene a più persone che Hopper, leggenda narra di come il film sia stato girato a 4, 6, 8 mani, fra fiumi di acidi e con una colonna sonora da leggenda. Easy Rider, opera prima di uno dei riferimenti pià anarchici della Hollywood contro, è un film da leggenda, che coglie l’attimo e l’essenza di un sogno, infranto fra Vietnam ed altre mille battaglie (interne ed esterne) nel quale il paese guida della civiltà occidentale, si è invischiato. E’ un modo di pensare e vivere che, forse, vive ancora.

EASYRIDER-SPTI-10.tif Il film, girato con pochissimo ma che, per avere il successo straordinario che ebbe, si dovette avvalere della distribuzione di una delle Major contro cui diceva di combattere (nel caso specifico la Columbia). Contraddizione? Chissà. Easy Rider resta, comunque, un film di riferimento, uno dei capisaldi di un certo modo di intendere il cinema, il suo periodo lisergico ed idealista, moto di ribellione contro tutto ciò che guidava, reggeva e regge, il potere. E’ un sogno appunto, acido, lieve e per questo motivo, forse, eterno.

Marcello Papaleo

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