Ti ricordi di Dolly Bell? di Emir Kousturica [Jugoslavia, 1981]

Con Ti ricordi di Dolly Bell?, il giovane Kusturica vinse il Leone d’Oro alla miglior opera prima.

1981, Venezia, 38° Festival del Cinema. Quanti altri vernissage cinematografici possono permettersi Eugenio Montale come Presidente di Giuria? Pochi mi sa. Ma non è questo il punto e l’oggetto di questa recensione. Quell’anno appunto, avevo sì e no 3 anni, ecco che l’esimio poeta contribuì ad assegnare il Leone d’Oro alla miglior opera prima ad un 27enne slavo con ricci e bizzarria in egual misura, tale Emir Kusturica.

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Il suo film: Ti ricordi di Dolly Bell?, Jugoslavia. Terra di gitani, terra di musica, contraddizioni e genio. Il film è un racconto a ritroso lungo l’infanzia di un ragazzo e di un popolo, mentre al potere c’è il Generalissimo Tito e dal mare Adriatico giungono gli echi di un modo diverso di vivere, di pensare e di ballare (bellissima la scena con 24.000 baci di Celentano). Kusturica realizza una versione gitana dei Vitelloni, inserendola in un contesto nel quale la cortina di ferro comunista sta cominciando a palesare le prime crepe; prende a prestito la figura di Dolly Bell, spogliarellista del quale il protagonista Dino si invaghisce e, mentre questa rottura si palesa fuori dalle mura domestiche, dentro di esse il padre continua a professare cieca fiducia nel comunismo e, fra una sbronza e l’altra, fa sedere la famiglia a cena come se fossero riunioni di partito.

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In Ti ricordi di Dolly Bell? c’è tanto di Kusturica, c’è la vita e l’insopprimibile energia che essa sviluppa, c’è la difficoltà dei rapporti umani, familiari e sociali, ci sono l’amore e l’infelicità che esso sa provocare e c’è il ricordo, la nostalgia, l’ansia per il futuro che si mischia alla speranza per un nuovo progetto di vita.

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Parrebbe essere un accozzaglia di temi ed invece è un piacevole spunto, un trampolino che col tempo troverà modo di prendere spinta e, forza, oltre che un altro ritmo (Underground). La musica dei film di Kusturica diverrà essa stessa trama collaterale del racconto e non semplice ausilio, chiave di volta meravigliosa per comprendere un tempo, un luogo ed un pensiero.

Marcello Papaleo

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